Andare dal parrucchiere: drammi e dubbi di un’italiana all’estero

Mi collego al post di Selena ed ai commenti scaturiti da questo, per farvi partecipi di come un piacevole momento dedicato a se stesse, per esperienza diretta possa tramutarsi in un conflitto interiore e un passo angosciante per un’italiana all’estero.
Andare dal  Parrucchiere..qui chiamato HAIR STYLIST.
 Stilista, con un nome cosi` come non sentirsi tranquille? Calma…
Dicono che noi donne siamo molto legate ad i nostri capelli e perche` non dovrebbe essere cosi`? Secondo voi non e` vero che quando non abbiamo la “testa a posto” (..parlo di capelli  a posto) ci sentiamo terribilmente brutte? Ammettetelo!
Andare dal parrucchiere ha percio`  un effetto anche terapeutico, se ti senti sicura di dove vai a finire.
Io, che abito all’estero da 19 anni, finche` sono riuscita ad andare in Italia due volte all’anno, non ho MAI tradito Giampiero e Sergio, i  miei parrucchieri italiani.
L’eta` che avanza e che rende necessari ritorcchi piu` frequenti, ed il fatto che non riusciamo ad andare in Italia per le feste natalizie, mi ha resa fedifraga, anche se ho ammesso il mio tradimento….
E li` sono cominciati i problemi.
Ma cominciamo da capo.
Appena atterro in Italia, il tempo di salutare e di fare una doccia, sono seduta nel loro salone, perche` di solito arrivo in Italia inguardabile! Mia mamma mi prende l’appuntamento appena ho le date del biglietto aereo e vai.
Da li` esco che mi sento una persona nuova..di solito con 10 anni in meno sul groppone. Sergio e` anche l’ultima persona che saluto in Italia prima di ripartire per un ritocchino se necessario e per rimandare a piu` tardi possibile, l’andare dal parrucchiere qui.
I suoi tagli perfetti, di persona che “capisce” i miei capelli ricci naturali e che capisce anche come io abbia bisogno di tagli che durino, mi permettono di posticipare il problema fino a Dicembre…ma li` cominciano i guai.
Di solito l’esigenza di andare dal parrucchiere si presenta improvvisa. Una mattina ti guardi allo specchio del bagno e dici: NO..qui non va..sara` la ricrescita deprimente o una testa da carciofo… senti le mani friggere ed un impellente desiderio di prendere le forbici ( anche quelle da cucina ..in mancanza d’altro) e tagliare.
Poi ( ma non sempre) conti fino a …100 e ti fermi, immaginando anche la faccia disgustata di chi ti potrebbe vedere dopo la performance!
La soluzione piu` normale sarebbe telefonare, prendere l’appuntamento per il primo giorno in cui TU puoi e risolvere il problema. semplice no? ebbene qui i parrucchieri lavorano con gli orari piu` strani possibili, per cui solitamente, se non si vuole andare in quei posti dove campeggia la scritta ” Walks in are welcomed” che non consiglierei, ci possono volere anche 2 settimane prima che una persona possa riuscire ad ottenere un appuntamento da un parrucchiere specifico.
Perche` conosco i saloni dove campeggia la scritta”walks in are welcome”( cioe` dove puoi entrare senza appuntamento)? Perche` ci sono purtroppo finita..ignara.
Mi sono seduta da questa tizia che mi ha chiesto cosa volevo fare e le ho detto le solite cose, che tutte diciamo al parrucchiere..tagli qui , corto li`.. quando ho finito di parlare la tizia prende uno spruzzatore con acqua dentro e comincia a bagnarmi i capelli.Sono scappata a gambe levate con la testa semi bagnata, ma solo dopo averle dovuto pagare il servizio che avevo preferito non ” avere”.
Dopo questa esperienza ho preferito andare in posti  dove qualche mia conoscenza fosse andata, ma tra i loro tagli ben fatti e quello che avrei ottenuto io..anche li` un oceano di differenza.
E di questo penso di avere capito il motivo. I nostri colori ed i nostri capelli sono diversi.
Il colore: sono bionda, sono sempre stata bionda, si`, sono una italiana bionda e con gli occhi azzurri…ma sono svedese? no! il mio biondo e` caldo, pieno delle sfumature del sole del Mediterraneo e mi abbronzo d’estate . Rendo l’idea?
Adesso il mio biondo vorrebbe essere rimasto quello dei miei 18 anni, purtroppo.. ahem.. per rimanere simile all’originale ha bisogno di mani esperte e occhi allenati…e qui sono uscita di tutti i colori.:da un marroncino deprimente al biondo platino, in entrambi i casi sembravo ammalata, slavata..triste!!!
Finalmente ho trovato ( dopo 18 anni) Sarah e lei ha capito, anche se non riesce comunque a copiare il colore dei colpi di sole italiani che vede quando arrivo da lei allo stremo delle risorse. Grazie alla moda dello Shatush ( cioe` capelli piu` scuri alla radice)  penso che aspettero` il mio Sergio per i colpi di sole la prossima estate…
Il taglio: altri dolori. per averne uno decente ho dovuto scalare tutti i livelli ed arrivare ad una MASTER DESIGNER, che si fa pagare ..dolori!!!!
Ma anche qui c’e` bisogno di una precisazione. Ogni salone “affitta” le postazioni a delle persone. Non e` come in Italia  che quando vai dal parrucchiere, di solito e` il proprietario del salone che taglia i capelli o i suoi collaboratori che comunque sono dei dipendenti del salone. Come diceva Valentina si spera che, se una persona va in un salone con un nome conosciuto ( o localmente o a livello nazionale) il livello del servizio ottenuto sia costante, ma anche li` le differenze tra livelli professionali, a noi sono totalmente sconosciute. Quando ho telefonato al salone dove Sarah lavora, il nome di Sarah non  lo conoscevo e mi hanno chiesto se volevo una Stylist o una Master designer, pensando che per me una definizione o l’altra avessero un senso, ma no! Ora so che un Master designer e` il livello superiore con piu` esperienza e che si fa anche pagare MOLTO di piu`!
Qui a Milwaukee  andare dal parrucchiere costa uno sproprosito anche perche`dal parrucchiere bisogna lasciare la onnipresente mancia!
In uno dei miei tentativi per trovare un sostituto a Sergio, sono finita da un parruchiere consigliatomi dalla mia vicina ( l’unico uomo parrucchiere con cui sono venuta a contatto qui). Taglio e stagnole…. 200$…piu` la mancia del 20%: 240$. Ho pagato , trattenendo la rabbia, ma non ci sono piu` tornata, perche`mi sono sentita insultata e ho pensato a tutte le persone che devono lavorare una settimana per racimolare la stessa cifra.
Comunque la soluzione arriva da Sabina che usa Groupn. Non conosco bene come funzioni, so che si impostano i propri dati e si possono trovare sconti per praticamente tutto, quindi metto solo il link cosi` se vi interessa lo potete considerare.Groupon
Credo di aver raggiunto la pace dei sensi con Sarah, cioe` non credo di voler sperimentare ulteriormente e rimarro` fedele  a lei. Lei sa che le faccio le corna con Sergio e Sergio sa che gliele faccio con Sarah. Sarah taglia decentemente, quando prende in mano le forbici mi sembra sicura di se`e non ha mai tentato di infilarmi il rasoio in testa a capelli asciutti come hanno fatto altri, rendendo i miei ricci una massa crespa e opaca!
Mia figlia non mi sta seguendo nello sperimentare tagli americani.
Sembra Rapunzel adesso, fra poco i capelli le raggiungeranno il fondo schiena, ma per lei esiste solo Sergio, da quando era una bimba e Sergio la metteva sul seggiolino rialzato, ma le offriva il caffe` come a una persona grande e le prepara ancora adesso torte e biscotti quando sa che arriva!

L’educazione nelle scuole superiori americane- 2a parte

Parliamo dei Corsi AP -Advance Placement. Farli o non farli?
Mia figlia  dice che le universita` storcono un po’ il naso ad accettare i crediti dei corsi AP ed e` chiaro perche`: perche` non entrano nelle tasche dell’universita` i soldi che deriverebbero da quei corsi che i ragazzi hanno gia` fatto.
Ma andiamo con ordine.
Per prima cosa bisogna che la scuola superiore offra i corsi AP. Da quello che ho capito parlando con mia figlia,che e` la vera esperta , anche gli insegnanti che insegnano i corsi AP devono avere delle qualifiche che non tutti hanno e questo spiega come i corsi AP offerti possano variare da scuola a scuola o non esserci del tutto.
E` sempre bene che lo studente si sieda con l’advisor per aggiornare il proprio corso di studi ogni anno e con il suo consiglio sara` piu` facile scegliere corsi che non risultino troppo difficili rendendo infelice e depresso lo studente. Nella scuola di mia figlia da dicembre a febbraio l’advisor incontra tutti gli studenti sotto la sua tutela: controlla il numero di corsi ( crediti) gia` fatti e suggerisce la naturale continuazione del percorso iniziato. L’ultimo anno invece e` un insostituibile aiuto per districarsi nel dedalo e nelle angosce che accompagnano il processo delle richieste di ammissione alle universita`. Comunque  partiamo dal presupposto che lo studente decida di fare 3 o 4 corsi AP. A questo punto lavorera` come un mulo perche` quei corsi, dovendo sostituire crediti universitari, sono giocoforza di livello superiore, ma questo lo sa di partenza.
Alla fine del corso a Maggio puo` decidere di sostenere o no l’esame AP. A livello di scuola superiore questo non cambia niente. Come ho detto nel post precedente, il voto del corso AP e` weighted, cioe` se in un corso annuale normale o Honor  la A vale 1  in quello AP vale di piu`, quanto di piu` e difficile da dire perche` varia da scuola a scuola, da noi vale 1.25.
Fare un corso AP porta su il GPA ( che e` il voto comulativo dello studente) a prescindere dall’esame.
Fare un Esame AP va bene se il corso AP fatto varra` come Elective o non sara` super importante per il ragazzo all’universita`. Per esempio mia figlia ha fatto esami AP di Storia, Storia dell’Arte, ma non ne ha fatti altri , pur avendo seguito i corsi, perche` sapeva che per il suo percorso universitario non sarebbero stati considerati. Per esempio volendo fare medicina ( e per entrare a medicina fara` biologia come undergraduate all’universita`) non ha fatto l’esame di Biologia AP,ma spero usera` i vantaggi dell’aver seguito un corso cosi` difficile nel primo anno di Biologia dell’universita`.
Fare l’esame AP costa 89$ a esame…un credito universitario ne costa circa 1500$.
Sempre meglio accertarsi che l’universita` dove si vuole andare accetti il corso AP e non darlo per scontato.
Per il francese, la lingua straniera che mia figlia segue, e` un discorso un po’ diverso. Poiche` la sua insegnante ha i requisiti per insegnare al college, ha preso contatti con un’universita` pubblica del Wi e i suoi alunni che hanno raggiunto il quinto livello possono fare il CAPP http://www.uwosh.edu/capp
Se lo studente prende una A o B nel corso,  tutti i crediti di lingua straniera della scuola superiore verranno considerati come crediti universitari retroattivi ( 16) il che significa che mia figlia iniziera` l’universita` come se avesse gia` frequentato un semestre ( sono 13 i crediti a semestre in una universita` per essere considerati studenti full time). per accedere al CAPP ora mia figlia figura gia` come studente che frequenta il college, abbiamo pagato un bel po’ di soldini per questo ( circa 700 $) ma a voi i calcoli sapendo che le verranno considerati 16 crediti ed ogni credito ne costa 1500! prima di imbarcarci nella spesa abbiamo controllato che le universita` dove e` stata ammessa accettassero il CAPP e cosi` e` almeno qui nel Midwest.
Molti ragazzi frequentano anche le universita` della zona se la scuola superiore non offre corsi che possano loro interessare o siano superiori al livello di scuola superiore. Lo so e` molto complicato, certo e` che alla fine ci sono tante possibilita` per esplorare le proprie attitudini. anche se tutto questo mette molto pressione sui ragazzi!

L’educazione nelle scuole superiori americane

Su molti blog nelle ultime settimane si e` parlato del sistema educativo americano. La discussione e` interessantissima. Come ho detto in un mio commento ad altri post sull’argomento, questa dovrebbe sfociare in un manuale d’uso per chi arriva negli Stati Uniti con figli in eta` scolare in quanto le differenze con il sistema scolastico italiano sono moltissime e determinano il fare delle scelte con i propri figli molto prima di quanto non richiesto in Italia.
Vi invito a leggere a proposito i blog di Renat(http://ita2usa.blogspot.com/2014/02/intervista-a.html), Giulietta (http://icerrutiinindia.blogspot.com/2014/02/sistemi-scolastici-e-genitori-agitati.html),
 Tiziana (http://erolucyvanpelt.blogspot.com/2014/02/elementari-e-medie-in-america.html),
Valentina(http://psparse.blogspot.com/2014/02/blogcaptchafree.html) che parlano di elementari e medie e spero di non aver dimenticato altre persone che hanno partecipato alla discussione.
Mia figlia sta finendo le scuole superiori: andra` all’universita` in autunno, quindi la mia prospettiva e` diversa e spero di essere utile raccontandovi un po’ delle nostre esperienze e possibili sbagli  di questi 4 anni appena trascorsi.
Mentre definirei la scuola elementare ( elementary school)  con la parola:gioco e la scuola media ( middle school)con transizione ( il 6th grade e` ancora molto gioco e con una grande partecipazione dei genitori- che come volontari sono una onnipresente componente della scuola elementare-, mentre gia` dall’8th grade si puo` vedere l’atteggiamento che si riscontrera` alle superiori) le scuole superiori potrei definirle con le parole crescita e responsabilizzazione.
Di questo ci si rende conto gia` sedendosi ad una delle riunioni a cui i genitori vengono invitati durante l’ultimo anno della middle school, specialmente se sei un genitore straniero che non ha fatto lo stesso percorso scolastico. Devo aprire una piccola parentesi: ho chiesto alla mamma americana di un’ amica di mia figlia se era facile per lei  aiutare sua figlia nelle scelte di corsi e mi ha detto di no, perche` moltissimo e` cambiato nel sistema americano negli ultimi anni, e che quindi si sentiva egualmente impreparata.
Comunque a questa riunione io e mio marito siamo stati bombardati di grafici e statistiche, numeri , dati e quant’altro, ed insomma in poche parole ci veniva detto che il percorso scolastico futuro di nostra figlia era gia` stato tracciato bene o male dal suo passato e che se, per esempio, non era gia` in un corso avanzato di matematica ( tipo essere in 8th grade a fare la matematica che normalmente il curriculum ti porterebbe a fare in 10th grade) non avrebbe mai potuto aspirare ad entrare ad Harvard. Con il cuore in pace ( intanto i soldi per pagare Harvard non ce li abbiamo) si siamo guardati basiti.
Le parentesi da aprire in questo post saranno molte, ma devo spiegare certe mie affermazioni.
Ho parlato di corsi avanzati di matematica e la stessa cosa vale per Inglese ed altre materie  Se uno studente eccelle in una determinata materia il suo curriculum viene ” tailored” cioe` tagliato su misura, in modo da continuare a mantenere lo studente motivato e mai annoiato in classe.
Insomma alla fine del 8th grade, si ha un colloquio con l’advisor, che conosce la situazione di ogni studente, il quale suggerisce i corsi da fare il primo anno di liceo, in quanto la scelta dei corsi deve essere fatta a febbraio per l’anno scolastico successivo.
Ogni scuola ed ogni distretto varia. Purtroppo molto dipende dal livello economico degli abitanti del distretto.
Premesso che sto parlando di scuole pubbliche, che sono frequentate dalla maggioranza degli studenti ( almeno qui da noi),  anche in queste c’e` molta disparita`. Le scuole ricevono fondi dallo Stato ed i fondi sono determinati dal risultato dei test standardizzati che gli studenti devono affrontare durante il percorso scolastico ( leggete Renata), inoltre le tasse di proprieta` della casa vanno in parte a pagare le scuole del distretto e gli stipendi degli insegnanti.Se una scuola avra` piu` soldi da spendere si potra` permettere di pagare insegnanti migliori ( non ci sono graduatorie come in Italia, vi viene assunti per meriti) che insegneranno meglio e faranno ottenere punteggi migliori nei test ai ragazzi. Il classico cane che si morde la coda.
Anche i corsi offerti dalle scuole superiori variano, sia nei CORE ( cioe` quelli obbligatori) che negli ELECTIVE (quelli che gli studenti possono scegliere a seconda di capacita` ed interessi) variando di livello. Per esempio la scuola di mia figlia offre molti corsi Honor e molti AP.
Che sono questi, vi chiederete?
I corsi Honor sono corsi piu` difficili che completati in un certo numero permettono allo studente di diplomarsi con Honor. Le universita` guarderanno per accettare o no, quanti di questi corsi lo studente avra` fatto.
Anche di universita` ce ne sono di molti livelli , ve ne parlero` un’altra volta, e “the acceptance rate” varia grandemente tra di loro.
I corsi AP ( Advanced Placement) sono corsi egualmente difficili che pero` hanno 2 prerogative sono Weighted cioe` sono piu` pesanti, valgono di piu`, e se si fa e supera l’esame AP, che e` nazionale e si svolge a maggio, e questo si supera con un alto punteggio (i punteggi vanno da 1 a 5, molte universita`, se accettano i corsi AP li accettano solo con punteggi 4 o 5) il corso vale per l’universita`, cioe` permette di iscriversi a corsi di livello superiore all’universita`. Leggete qui sul peso degli AP: http://collegeapps.about.com/od/theartofgettingaccepted/f/weighted-gpa.htm
Valgono di piu`: dove e come?
Ritorniamo indietro alle scuole medie dove si comincia a costruire il GPA( o Grade Point Average) cioe` il sistema di voto ( sinceramente non mi ricordo di aver mai sentito parlare di GPA prima di allora). Dato per scontato che  il GPA massimo ( che e` come dire prendere tutte A-il voto piu` alto) e` 4 nelle scuole medie, e che il GPA varia a seconda dei voti, ma e` piu` facile che scenda che non il contrario…, il peso dei corsi AP porta il GPA ad andare ben oltre il 4, sempre a partita` di tutte A, anzi nella scuola di mia figlia puo` raggiungere anche il 5)
Ce’` una grande competizione tra le scuole quindi ad offrire corsi di questo tipo per richiamare sempre piu` studenti e soldi ( c’e` molto business dietro).
Detto questo il livello di insegnameto e di motivazione degli insegnanti e` elevatissimo, anche perche` gli insegnati vengono valutati e possono anche essere licenziati se non insegnano bene. Gli insegnanti sono sempre raggiungibili per email, sono disponibili prima e dopo la scuola per aiutare i ragazzi e lo fanno molto spesso, sia quando si tratta di fare ripasso per preparare i ragazzi agli esami di AP che per rivedere test e correggere errori… e questo atteggiamento non cambia neanche all’universita` e lo posso dire per esperienza diretta.
Vi lascio qui oggi , seguiranno altre puntate a proposito dell’educazione Americana. perche` vi ho parlato solo della punta dell’iceberg.

ce l’ho fatta!

Ecco che ho finito di caricare sul blog tutti gli articoli che il giornale mi ha pubblicato.
Mi fa un certo effetto vederli allineati tutti per benino. Spero non perdiate la pazienza a leggerli tutti!
Devo ancora scoprire come tutto funzioni, sono una imbranata tecnologica ..abbiate pazienza!

le mie citta`

Alessandria, Pittsburgh e Milwaukee: io e le mie città

pubblicato il 23 febbraio da Alessandria news
MILWAUKEE – Ultimamente mi sta capitando sempre più spesso di pensare alla mia vita, non solo in temini di persone che passano o restano, ma anche dei luoghi in cui la mia vita è trascorsa. Luoghi, tutti, che hanno lasciato un’impronta nel mio carattere e mi hanno cambiata, in meglio o peggio non sta a me dirlo. Con mio marito si faceva la considerazione, proprio l’altro giorno, che la casa di Milwaukee è stata quella dove abbiamo vissuto più a lungo insieme e per me è anche in assoluto la casa dove ho vissuto più a lungo in tutta la mia vita. Ho trascorso i primi anni di vita a Canelli, in provincia di Asti, per il lavoro dei miei, ma di quel periodo ho pochi ricordi e molti legati agli odori. Canelli era un paesone dove si andava a comprare il latte ancora caldo di mucca dal contadino sotto casa, dove le suore dell’asilo, crudeli, mi facevano dormire con la testa appoggiata al banco e la minestrina aveva un odore (non profumo) che ancora adesso è nelle mie narici.

Però è Alessandria che rimane la mia città, quella dove sono nata e ho vissuto per più tempo, ma sono riuscita a cambiare anche lì sei case e con esse anche i quartieri e gli amici con cui ho giocato, studiato e condiviso anni delle mia vita. Nei ricordi d’infanzia c’è il quartiere Pista e gli amici delle elementari del Galilei, la casa dei nonni e la parrocchia dove ho ricevuto battesimo comunione e cresima, poi però ci siamo trasferiti a vivere in centro e nonostante io frequentassi la scuola media Vochieri, proseguimento naturale per gli studenti della Pista, abitando in centro ero comunque un po’ separata per le distanze dagli amici di un tempo. È stato naturale lasciarsi indietro quegli amici (per fortuna alcuni ritrovati più tardi e mai più persi) e vivere il centro. Scendere da casa e trovarsi in centro mi è sempre piaciuto. Gli anni del Liceo, il gruppo di San Lorenzo e poi l’università, il matrimonio. Pista e Centro, i miei due quartieri, avanti ed indietro, sia prima di sposarmi che dopo, fino al grande salto. Non mi bastava cambiare città, ho dovuto cambiare continente!

La vita Alessandrina comunque ha lasciato un segno ed è sempre stata un termine di paragone con cui confrontare le nuove realtà. È logico che non pensavo di trovare Alessandria a Pittsburgh o Milwaukee, ma il tipo di rapporto che si ha con le persone in una città come Alessandria, quello è sempre stato un desiderio mai accantonato. Probabilmente anche ad Alessandria le cose stanno cambiando. La città che ho lasciato forse non esiste più, o forse esiste, ma solo tra le pieghe dei ricordi di chi ha più di una certa età. Noto molta rabbia e rassegnazione in tutti, è un sentimento che non condivido, ma capisco… un dissesto simile a quello che si nota ora arrivando in città fa male a chi ci torna e di certo non è un bel biglietto da visita per chi ci arriva per la prima volta.

L’ho già detto: di Pittsburgh mi sono innamorata follemente e a prima vista. Un sentimento che si è rafforzato negli anni che ho trascorso lì. Avere un figlio in un luogo ti fa diventare parte di quel luogo per sempre, ma non è solo quello. Mi sono innamorata anche del sobborgo dove siamo andati ad abitare, una cittadina dove si poteva camminare come ad Alessandria, dove a piedi si arrivava in centro, con i suoi negozietti e gallerie d’arte, dove poter passeggiare con il passeggino tra case vittoriane, o coloniali e alberi secolari. Mi sono innamorata delle colline che toccava circumnavigare per poter arrivare da qualsiasi parte, dei colori dei boschi in autunno, ma anche della downtown di Pittsburgh, piena di grattacieli, di parchi e angolini caratteristici, di zone nuovissime e di luoghi carichi di storia americana. Ho fatto la turista della mia nuova città e ho creato anche tante amicizie. Potrei scrivere un libro su come io e mio marito ci siamo trasformati in restauratori, pittori, sterminatori, quando abbiamo lottato contro i topolini, indiscussi padroni di casa nostra al nostro ingresso e di come ogni sabato andassimo per garage sales, tradizione tipicamante americana, per comprare quello che ci serviva a ammobiliare la nostra casetta.

Pur avendo una bambina piccola, che avrebbe potuto limitarci un po’ con i suoi orari, mi ricordo quegli anni come intensi. Pittsburgh è “lontana” da altre grandi città, ma è comunque a distanze copribili in macchina, e in quegli anni abbiamo viaggiato tanto. E ho anche viaggiato tanto da sola: avanti ed indietro, Pittsburgh/New York, a trovare i nostri cari amici di Vercelli, con cui ci siamo visti più spesso in quegli anni che non quando abitavamo a 60 km di distanza. E poi Philadelphia, Washington, Annapolis e la Chesapeake Bay, le cascate del Niagara, ma anche luoghi meno noti come parchi e laghi. Nostra figlia si è abituata a mangiare e dormire dappertutto, e la definirei un’esperta viaggiatrice già dalla mia pancia.

Meno male che ci siamo goduti quegli anni! Non potevamo sapere allora, che dopo soli quattro anni avremmo dovuto rifare armi e bagagli e spostarci di nuovo! Per Milwaukee non ho provato un sentimento così travolgente come quello per Pittsburgh… sarà che ci si innamora follemente solo una volta nella vita? Fatto sta che ancora adesso dopo 14 anni sto ancora soppesandone i difetti…. Però per non sembrare disfattista comincio con il primo dei suoi pregi: i suoi abitanti. Mentre a Pittsburgh le nostre amicizie erano principalmente con italiani o americani colleghi di mio marito, o le amiche da tutto il mondo, conosciute tramite i corsi di inglese che avevo fatto al mio arrivo, a Milwaukee siamo entrati a contatto di più con i locali.

Il Midwest degli Stati uniti è conosciuto per i suoi abitanti generosi, simpatici e altruisti ed è vero! Il secondo pregio di Milwaukee è la sua vicinanza a Chicago. Da una parte può sembrare che la vicinanza con una metropoli comeChicago possa schiacciare una città più piccola (comunque parliamo di alcuni milioni di abitanti), dall’altra vi posso garantire che da subito, appena arrivata qui da Pittsburgh, avevo notato la marcata modernità di Milwaukee. Questo non vuole dire che tutti gli abitanti di Milwaukee approfittino di questa vicinanza: mi aveva fatto specie che la mamma di una amichetta di scuola di mia figlia mi avesse detto che era stata a Chicago solo una volta!

Milwaukee è una bella città: la downtown si affaccia sul lago Michigan, un lago che sembra un mare, se non fosse che (…fin da Alessandria si sente il mare) non ne ha il profumo. Il lago è inquietante d’inverno. Le sue onde da burrasca sono spaventose, il ghiaccio che si forma appena l’acqua è calma non dà la serenità chi si prova anche davanti al mare in inverno. D’estate però luccica ed è pieno di barche a vela, anche se rimane sempre freddo da questo lato, tanto che a 15 °C a luglio è da temerari entrarci per un bagno.

Milwaukee è una città di quartieri sparsi e andare a piedi da uno all’altro non è molto facile per le distanze. A differenza di Pittsburgh, schiacciata tra le colline, Milwaukee è estesa e quasi piatta, localizzata su un costone di roccia a strapiombo sul lago, che è una trentina di metri più in basso in gran parte della città, ad esclusione della zona dove il Milwaukee River si getta nel lago, che è anche la zona del porto.

Milwaukee è una città di origini tedesche. L’architettura dei suoi palazzi più vecchi è di ispirazione chiaramente teutonica. In certe zone della città sembra di essere a Monaco di Baviera. I suoi ristoranti più tradizionali sono Mader e Karl Ratzsch’s, dove non solo il cibo è tedesco, ma anche gli ambienti e le cameriere, vestite in modo tradizionale. Per questo motivo Milwaukee è la città delle salsicce e della birra. I due suoi soprannomi sono appunto Beer city Usa e Cream City. Il secondo non deriva da motivi culinari (anche se come vi ho detto alcune settimane fa, quando vi ho parlato di Happy Days, una delle specialità culinarieè un gelato cremoso ipercalorico, la Custard) ma dal colore dei mattoni delle sue case più vecchie. Questi mattoni di colore giallino sono ottenuti dalla lavorazione di un’argilla molto comune qui intorno sulle sponde del lago ed usati nella costruzione delle case nella seconda metà dell’800.

La città è bella, ma io non vivo in città perché in città le scuole non sono buone e quando ci siamo trasferiti da Pittsburgh la persona più importante a cui pensare era nostra figlia. Allora abbiamo deciso per un sobborgo con ottime scuole e vicino al lavoro di mio marito e così siamo finiti qui. Brookifeld, dove viviamo, era una zona di campi e fattorie solo recentemente sviluppatasi residenzialmente, le case sono nuove e senza macchina non si va da nessuna parte, neanche a comprare il pane ed il latte. La nostra casa è ai margini di un boschetto e al mattino vengo salutata dai cervi che mi guardano da fuori, come se fossi io l’intrusa. Mi piace molto la mia casa, che negli anni è diventata sempre più europea e sempre meno tipicamnete americana, ma non ha lo charme di quella di Pittsburgh (mio marito non rimpiange i mille lavori in cui si è cimentato a Pittsburgh , non credo che li farebbe più).

E lo vogliamo dire a chiare lettere: a Milwaukee fa freddo! Un freddo che paralizza, con un vento gelido che arriva senza essere bloccato da nulla dal Canada e fa precipitare le temperature a -20-30 °C. Un inverno lungo: di neve e di sole. Giornate come quella di oggi, da dentro casa luminosissima, ma con una temperatura a -15 °C. Un clima secchissimo, che fa fare le scintille quando si tocca qualcosa con carica opposta. Nonostante tutto anche a Milwaukee sono ora molto legata, perché è il luogo dove mia figlia sta crescendo e dove anche noi abbiamo raccolto tante storie, dove ora lavoro e dove sto cercando di lasciare un piccolo segno nella comunità italiana, per non dimenticare le mie origini. Ho iniziato dicendo che sono evoluta insieme con le mie città. Mi piace pensare che ho solo preso i pregi dei suoi abitanti e non troppi difetti. Che le esperienze che mi hanno legata ai luoghi mi abbiano insegnato ad affrontare senza pregiudizi altri cambiamenti che magari mi aspettano dietro l’angolo. Chissà?

23/02/2014
Claudia Pessarelli – Marquette University – redazione@alessandrianews.it